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Serra San Bruno

Serra San Bruno deve la sua origine alla venuta del monaco Bruno di Colonia, fondatore dell'Ordine dei Certosini , che dedicò la sua vita alla ricerca di Dio in silenzio e in solitudine e ricevette in dono dal Conte Ruggiero il Normanno

i territori che oggi sono geograficamente individuati come altopiano delle Serre Calabre, per la costruzione del suo eremo, la Certosa di Santo Stefano del Bosco, primo monastero d'Italia e secondo in Europa dopo quello di Grenoble, in Francia.

Il paese è formato dal centro storico, chiamato Terravecchia e da Spinetto, quartiere più nuovo del primo perché costruito dopo il terremoto del 1783, che aveva distrutto buona parte del centro storico, rendendolo fatiscente e perciò denominato "terra vecchia" e alcuni edifici del monastero, tra i quali la chiesa conventuale certosina, di cui oggi rimane solo la cinquecentesca facciata in granito a testimonianza della grandezza che il tutto monastero possedeva.

La successiva ricostruzione del paese fu dovuta anche alla presenza di artigiani del legno, del granito e del ferro battuto richiamati nei secoli a Serra dalla presenza della Certosa; infatti, furono proprio questi maestri d'arte che sfruttarono le risorse di cui la zona era ricca, il legno, il ferro e il granito, per la creazione di opere d'arte che servivano per l'abbellimento delle chiese e del paese. Le chiese di Serra, infatti, conservano numerose testimonianze del glorioso passato artistico di questo bellissimo paese.

La Certosa di Serra San Bruno

Fondata da San Bruno di Colonia che intorno al 1090, arrivato nell’alta valle del fiume di Ancinale, nei pressi di Spadola, ne seguì il corso alla ricerca di una buona sorgente. Si ritrovò in un labirinto di piccole valli e dirupi dietro la radura di Santa Maria. Proprio qui trovò la sorgente che cercava e scoprì la presenza di alcune grotte. Capì che quello era il posto perfetto per la sua fondazione monastica.

Egli creò, quindi, due eremi separati: uno per i padri, l’Eremo di Santa Maria, un altro per i fratelli conversi, a circa due chilometri di distanza, il monastero di Santo Stefano. Inizialmente le celle dei padri, costruite in fango e legno, erano disposte tutt’intorno alla chiesa di Santa Maria che si presume avesse un aspetto simile alla Chiesa di Santa Ruba. San Bruno passò gli ultimi dieci anni della sua vita dentro questo eremo, dedicandosi alla vita contemplativa e alla preghiera.

L’11 dicembre 1192, per volere di Guglielmo da Messina, quindicesimo successore di San Bruno, e sancito con bolla pontificia, il monastero di Santo Stefano passa dall’Ordine Certosino a quello Cistercense.

Questa decisione ebbe due conseguenze importanti: il totale abbandono dell’Eremo di Santa Maria e, contemporaneamente, portò il Monastero di S. Stefano a diventare il maggior centro ecclesiastico, amministrativo e organizzativo del Meridione. Guglielmo iniziò un’importante attività edilizia che portò alla realizzazione del muro di cinta, del refettorio, del chiostro e di altri servizi. Nel 1514, però, il monastero di Santo Stefano torna sotto l’Ordine Certosino con priore Costanzo de Rigetis. Da qui in poi non vi fu priore che non apportò modifiche e ampliamenti alle strutture, ma del complesso religioso di quell’epoca è rimasto poco o nulla in quanto il famoso terremoto del 1783 ridusse tutto in un cumulo di macerie. Seguirono 32 anni di completo abbandono. I monaci fecero ritorno solo nel 1840 ma vi restarono solo per 4 anni e poi dovettero abbandonarla, stavolta volontariamente, in quanto il contesto intorno alla Certosa era diventato pericoloso anche per loro. Nel 1857 vi fecero ritorno definitivamente per concessione di Ferdinando II, adattandosi a vivere in ambienti in rovina e per decenni costretti a provvedere da soli alle riparazioni più urgenti. Nel 1889 il Capitolo Generale di Grenoble affida all’architetto Francois Pichat il completo restauro e la ricostruzione della Certosa.

I lavori iniziarono in maniera continuativa solo 1894 e in sei anni furono portati a termine la nuova chiesa monastica e le cappelle private, il grande chiostro e le 14 celle dei padri, la torre dell’orologio in sostituzione del vecchio campanile, la Foresteria, i luoghi di preghiera e di incontro, la Procura e gli altri servizi, le stalle e i depositi. Contemporaneamente si procedette alla ristrutturazione delle preesistenze cinquecentesche ancora recuperabili: il Refettorio, la Sala del Capitolo, la Biblioteca e la Cappella delle reliquie.

Il nuovo complesso venne inaugurato nella festa di Pasqua del 1899, mentre la consacrazione della nuova chiesa ebbe luogo il 13 novembre del 1900.